venerdì 1 luglio 2022

Tik tok: l'app cinese scala le classifiche dei social più usati al mondo. Possibili scenari

Intrattenimento, immediatezza, coinvolgimento e autenticità, sono questi gli elementi che caratterizzano Tik Tok , il social cinese amato dai giovanissimi ma non solo. Molto in voga tra i 10 e i 17 anni, il social sta cominciando a fare sempre più proseliti in tutte le fasce della popolazione, con una crescita del 100% annuo.

Trend, sfide, duetti, balletti, gag comiche, tutorial e pov (video in prima persona dove si esprimono punti di vista) impegnano gli utenti in brevi video dai 30 ai 60 secondi realizzati con l'obiettivo di divertirsi e di intrattenere. Ma le potenzialità di quest'app sono ancora tutte da scoprire. Ad esempio il suo utilizzo nell'ambito politico è ancora da definire. Ne è un esempio il caso della Colombia dove il popolare tiktoker Rodolfo Hernández per poco non batteva il nuovo presidente Gustavo Petro, che lo ha invece sconfitto nel ballottaggio dello scorso 19 giugno.

Un discorso a parte merita il settore dell'informazione. Noi giornalisti ci stiamo chiedendo se è possibile fare informazione con un "tiktok". Molte testate giornalistiche stanno già usando il social. Segnalo per fare degli esempi, Vanity Fair Italia con 88,9 k di follower, Repubblica con 82,9K, Il Sole 24ore 65,9K. Fare informazione in 3 minuti è possibile? La risposta immediata è certamente no, se per informazione intendiamo dare una notizia comprovata dalle fonti in modo esauriente. Il rischio è la generalizzazione, la visione limitata, naturalmente la superficialità. Forse ha influito anche questo nell'annuncio dello scorso marzo di introdurre sulla piattaforma video della durata di 10 minuti, oltre naturalmente alle ragioni di concorrenza, il cui successo però è tutto da verificare. Non è difficile ipotizzare che a breve i grandi editori investiranno in questa app. Perché? I numeri parlano chiaro Titk Tok ha cavalcato in pochissimi anni l'hit parade dei social, oggi è il 6° più usato al mondo (Report 2022 di We Are Social).

In Italia sta andando bene anche il settore educativo supportato dall' hastag #tiktokeducational e molto altro si potrà sperimentare tenendo sempre presente che Tik Tok premia i contenuti di valore.
Fare " zapping" su Tik Tok, ovvero "swappare" tra un video e l'altro ( scorrere le cosiddette vertical stories dal basso verso l'alto e viceversa) , è diventata un'abitudine molto amata nei momenti di svago e soprattutto nei tempi morti. In questo contesto, la pubblicità funziona poiché l'acquisto diventa di natura emozionale, ci coglie nei nostri momenti liberi, senza tralasciare che l'algoritmo conosce a perfezione i gusti degli utenti.

Per quanto riguarda la produzione di contenuti, anche se è divertente fare un tiktok non è affatto semplice. L'app aiuta con i suoi filtri, con i suggerimenti ma spesso per postare contenuti di qualità e altamente creativi bisogna ricorrere all'uso di app di video-editing. Dopo aver editato il video, inserito l'audio, il filtro giusto non dimenticare gli hastag, ne bastano pochi al massimo quattro. Quelli più usati? A livello mondiale come riporta We are social, al primo posto #Fyp, a seguire #Vira,#Tiktok , #duet, #trending; #funny; #comedy; #humor; #love; #stitch.

Infine una rapida carrellata sugli accounts più popolari: al primo posto a livello mondiale Charli D'Amelio con 142,400,000 followers, a seguire Khabylame, Bellapoarch, Addisonre, Zachking, Wilsmith,Tiktok, kimberryloanza, Dixiedamelio, Cznburak. Nata nel maggio 2004 a Norwalk, in Connecticut, Charli è la tiktoker più seguita al mondo, dopo essersi iscritta al social nel 2019. Difficile capire qual è il segreto del suo successo, in poco più di un anno di pubblicazioni, è riuscita a firmare collaborazioni e contratti che le hanno permesso di guadagnare circa 4 milioni di dollari netti.

Qualcuno vede nella brevità dei messaggi video un frutto dei tempi moderni, altri potrebbero addirittura scorgervi le cause, se non gli effetti, del progressivo analfabetismo funzionale della popolazione, eppure nei tempi passati, nel XVII secolo, quando ancora non esisteva internet, in Giappone fiorì un genere letterario basato proprio sulla semplicità e sincerità dei suoi versi e caratterizzato da intensa e creativa composizione. Forse il paragone con gli haiku è azzardato, ma ogni epoca ha la sua espressione, non capire i propri tempi e non saper sfruttare le sue occasioni finisce per lasciare solo l'amaro in bocca.

Angela Francesca D'Atri



Nella foto la tiktoker statunitense Charli D'Amelio

sabato 25 novembre 2017

Le bufale sono sempre esistite, non facciamoci menare per il naso!


Le fake news cambieranno la storia? É proprio questa una delle paure con cui la nostra società deve fare i conti. Eppure le fake news, le cosiddette bufale, non sono una novità, esistono da quando esiste l'informazione. Lo slogan lanciato, in questi giorni, dagli alti livelli istituzionali, #bastabufale, appare convincente. L'uomo è, infatti,  antropologicamente portato alla ricerca della verità, anche se da sempre si lascia trascinare dalle bugie a cui finisce per credere.

Abbiamo creduto per secoli che il "cavallo" di Troia fosse un cavallo. Secondo l’archeologo navale Francesco Tiboni, l’equivoco millenario sarebbe scaturito da un errore nella traduzione dei testi successivi a Omero. Il manufatto realizzato dai greci per penetrare nelle mura di Troia non sarebbe stato dunque un cavallo (hippos), ma un tipo di nave fenicia che veniva chiamata “Hippos”. Questa tesi potrebbe essere comunque confutata.

La verità distorta a volte è frutto di errori, talvolta viene modificata di proposito. Come accade nella Donazione di Costantino, che con ogni probabilità è uno dei più antichi falsi storici .
 Le notizie false sono sempre state usate nella storia a uso e consumo di molti regimi. Quel che cambia è che oggi l'informazione viene distorta soprattutto sul web, ma per quali scopi? Uno è quello economico, in questo caso le fake news sono notizie fabbricate ad hoc  per essere cliccate  e per far guadagnare soldi con la pubblicità. Le notizie vengono poi manipolate per raggiungere il potere politico, la fama e per sostenere la propria causa. Pensiamo a quanto è accaduto recentemente in relazione alla sparatoria di Las Vegas dello scorso settembre, quando  un gruppo di strateghi dell'Isis ha rivendicato la più violenta sparatoria nella storia degli Stati Uniti. Rispetto al passato c'è, però, un incremento di false notizie che rispondono in qualche modo alle esigenze dei lettori che sono attratti dalle megalomanie, dai disastri, dall'inverosimile, dal fantascientifico e via di seguito.

Innescato il meccanismo è difficile venirne fuori. Le bufale sono sempre esistite, la storia è stata sempre scritta dai vincitori, sono cose che abbiamo sempre saputo, dobbiamo applicare lo stesso senso critico al web. Bisogna, inoltre, aggiungere che sarà compito dei giornalisti compiere un lavoro sempre più mirato all'interpretazione e per proteggere le persone che cercano informazioni sul web. Prima di credere a qualcosa dubitiamo, non facciamoci menare per il naso!

Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli - novembre 2017


Nel pianeta dei robot

Tra le problematiche su cui si sta concentrando l’azione di Governo sul finire della legislatura c’è il cambiamento del lavoro. Stando ad alcuni enunciati dei mass media, sembra che tutto stia scivolando verso un baratro da cui nessuno sembra salvarsi, o forse la salvezza si raggiunge in extremis come nella Resurrezione dei morti del credo cattolico. Tra 50 anni la vita sulla Terra, Italia compresa, sarà molto diversa, si viaggerà anche in città con i mezzi volanti, a Roma finalmente si risolverà il problema del traffico sul Gra, sulla tangenziale comprese le Consolari, o meglio si sposterà nei cieli.

La casa sarà davvero smart, con il frigo che parla e anche la lavatrice potrà dire la sua, e ci saranno tanti altri sviluppi di cui sembrano non mancare le prime avvisaglie, come l’ingresso dei robot non solo in fabbrica. I robot cucineranno, scriveranno articoli giornalistici, faranno quasi tutti i lavori che oggi svolgiamo noi. Su questo il nostro Paese sta già investendo parecchio. Così la domanda che si pongono non solo i profani della materia è questa: I robot ci soffieranno il posto da sotto il naso o saranno loro a darci più lavoro? 

I grandi cervelli mondiali sono divisi e hanno paventato già le diverse opzioni. Il fatto su cui tutti concordano è che non si possa tornare più indietro. Nel breve periodo, nelle fabbriche ci sarà sempre meno bisogno di operai. Eppure molti sostengono che si creeranno altri posti di lavoro, forse partendo dall’assunto che le macchine avranno bisogno di essere azionate. In realtà anche di questo si sa veramente poco. Molto si sta facendo infatti per dotare le macchine anche di pensiero e di sensibilità, come a dire a nostra immagine e somiglianza. La fantascienza sta dunque entrando nella nostra realtà e il digitale sta rivoluzionando ogni aspetto della nostra vita sociale. Siamo dunque preparati? Culturalmente forse ci mancano le basi! Stando ad alcune recenti indagini l’Italia sta pian piano diventando sempre di più un paese di ignoranti, si studia di meno e al sud le cose peggiorano, questo accade mentre la forza lavoro viene sostituita da macchine sempre più capaci, nel settore dell’agricoltura come nella meccanica. L’ignoranza si evidenzia maggiormente nella mancanza di talenti digitali. Ai giovani si richiede non più la forza delle braccia ma quella delle idee, la quarta rivoluzione industriale è già arrivata ma non ce ne siamo accorti. Il processo è irreversibile, a meno che non sopraggiunga il diluvio universale o ritorni Nibiru, il pianeta X scomparso di cui parlavano i Maya.

Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli - ottobre 2017

La Voce dei Castelli, da 15 anni con voi!


Sono passati 15 anni dall’uscita del primo numero de “La Voce dei Castelli”, nato quasi per scommessa, si presentava come un foglio di poche pagine patinate. Era il settembre del 2002, all’epoca la stampa online cominciava già a prendere piede e appariva incerto il futuro della carta stampata. Ho sempre creduto che gli unici giornali cartacei che possano sopravvivere sono quelli fatti per e con i cittadini.

In questi anni ne abbiamo affrontate tante, sono stati essenzialmente tempi di crisi economica, vivendo di pubblicità il giornale ha rischiato più di una volta la chiusura, nella tempesta ci hanno sempre sostenuto i lettori, oltre alla passione per questo lavoro e la fiducia dei nostri sponsor. Intanto,le pagine aumentavano, mentre in redazione  passavano flotte di aspiranti giornalisti, giovani promettenti alcuni si sono affermati nella professione, altri hanno scritto libri, c’è chi ha vinto medaglie, altri ricoprono ruoli di ufficio stampa. E’ bello averli avuti come collaboratori.

Oggi La Voce dei Castelli ha un nuovo formato, ha cambiato veste ma non i suoi propositi, continua a essere una fucina di talenti. Abbiamo sempre dato spazio alla cultura, i Castelli Romani sono ricchi di storia, di tesori di cui non si può tacere. A decretare il successo o l’insuccesso di alcune rubriche siete stati voi lettori. Di voi mi sono fatta la mia opinione, siete attenti, puntigliosi, riuscite a discernere la verità e soprattutto non credete alle favole. Il nostro giornale vi rispecchia. Continuiamo a chiedere il vostro sostegno, aiutateci a vigilare, a essere attenti perché possiamo essere megafono di tutte le cose che non vanno. C’è bisogno di stimoli, di credere ancora che qualcosa possa cambiare, con le buone idee, con la volontà, ma anche con la denuncia di quello che non va bene. Noi siamo qui per fare bene il nostro mestiere, per il vostro diritto di essere informati. Insieme facciamo sentire la nostra Voce.

Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli - settembre 2017

Vaccini sì, vaccini no ma nel Lazio è tempo di morbillo



Il braccio di ferro tra pro e contro i vaccini ha animato nelle ultime settimane piazze e salotti. Dai 12 vaccini obbligatori paventati nel decreto Lorenzin, dopo il passaggio in Parlamento si potrebbe passare a 10, quando finora ne erano obbligatori solo 4. I contrari ai vaccini mal tollerano un'intromissione governativa in quella che vien vista come una decisione attinente la sfera familiare. Per non tacere del fatto che non vaccinare i propri figli potrebbe essere sanzionato con multe anche elevate. Ma cosa sta succedendo?

Nelle ultime settimane le notizie di cronaca ci hanno riportato alla mente che di alcune malattie infettive si può morire, di morbillo come di tetano. La decisione di non vaccinare viene bollata da taluni come ignoranza e si sostiene al tempo stesso che i vaccini siano sicuri, che non ci sono prove di una correlazione con l'autismo, e si minimizza sulla presenza di metalli pesanti. Dalla parte opposta si vocifera di ragioni economiche e di interessi delle case farmaceutiche, addirittura di complotto con la stampa che avrebbe esaltato casi isolati come il bimbo leucemico morto di morbillo. Come sempre la verità sta nel mezzo. Del resto non possiamo non considerare che alcuni bambini non possono sottoporsi ai vaccini perché sono immuno carenti, o allergici ad alcuni componenti. In questo caso, la loro salute dipende dalla collettività che li circonda, dalla cosiddetta immunità di gregge che blocca il propagarsi della malattia. Le famiglie che decidono di non vaccinare i loro figli contro le malattie infettive metterebbero a rischio non solo i loro bimbi ma anche quelli degli altri. Dall’altro canto, sono comprensibili le paure di chi pensa che un vaccino potrebbe causare un danno a un minore sano solo per evitare che possa contrarre una malattia domani.

Nel frattempo, nella nostra Regione i casi di morbillo sono aumentati, si parla di 1.033 casi sui 3.232 italiani. Qualcuno dice che una tale recrudescenza sia dovuta all'incidenza dei flussi migratori, ma qualunque ne sia la causa il rischio è di arrivare impreparati all'apertura delle scuole. La corsa ai vaccini imposta dal nuovo decreto governativo, con le tante famiglie che proprio tra luglio e agosto, con la carenza del personale, dovranno far vaccinare i figli per formalizzare l’iscrizione all’anno scolastico 2017-2018, rischia di mandare in tilt le strutture sanitarie del Lazio. Forse è troppo presto per dirlo. Chissà che per una volta possa funzionare il dialogo tra le istituzioni, tra le Asl e gli istituti scolastici che scambiandosi le informazioni utili possano agevolare le famiglie. Ma di questo ne riparleremo a settembre.

L’editoriale di Angela Francesca D’Atri - La Vocedei Castelli - luglio 2017


Amministrative 2017, ci siamo. Adesso tocca a te!


Il tempo sta per scadere, e anche i Castelli romani insieme ad oltre mille comuni in tutta Italia, il prossimo 11 giugno 2017, o in caso di ballottaggio il 25 giugno, eleggeranno 7 nuovi sindaci. Dopo mesi di giochi e di partite pre-elettorali, di corse per presentare le liste, i cittadini di Grottaferrata, Frascati, Nemi, Castel Gandolfo, Lanuvio, Montecompatri e Lariano potranno finalmente esprimere la propria preferenza votando il candidato Sindaco che meglio rappresenta i propri ideali, o che incarna le aspettative di un futuro migliore per la propria comunità. Le cronache  degli ultimi anni hanno sfiduciato non poco gli elettori, quando parole come corruzione e incapacità amministrativa hanno caratterizzato alcune delle giunte castellane. Valutare la serietà di un singolo candidato sindaco non è cosa facile, oggi che si richiede certamente onestà a chi ci amministra ma sopratutto capacità di fare e di dare risposte ai problemi di tutti i giorni. Nulla fa più male ad un Comune dell’immobilismo.

Ai nuovi amministratori verrebbe da chiedere la lungimiranza, il saper valutare l’opportunità o meno di dati provvedimenti, la capacità d’azione e di innovazione anche per rispondere alle nuove emergenze con cui ci confrontiamo quotidianamente. Dalla questione dei rifiuti, al problema dei campi rom, all’arrivo di nuovi rifugiati, al problema sicurezza che racchiude questi e altri timori dei cittadini. E’ indubbio che dall’approccio  a queste problematiche saranno valutati i nomi in lizza. La partita, però , si gioca anche su altri fronti, non ultimo quello dell’abusivismo edilizio, un problema che stringe in una morsa i Castelli Romani. La cementificazione selvaggia rischia di rubare molto del polmone verde, con un conseguente rischio idrogeologico.

Eppure, presi da tutti questi problemi, quasi si dimentica la vocazione turistica di questi posti di incantevole bellezza. E’ su questo che dovrebbero puntare i nuovi sindaci, per dare coraggio e speranza ai tanti giovani che vanno via per mancanza di lavoro. Sono le persone che fanno la differenza, quelle a cui daremo il potere di rappresentarci. Nelle pagine del nostro giornale troverete la lista dei candidati a sindaco per i 4 comuni, quelli di cui ci occupiamo abitualmente, con 5 candidati a sindaco per Frascati, 7 per Grottaferrata e 3 rispettivamente per Castel Gandolfo e Nemi. Alcuni nomi sono noti, ex sindaci e sindaci uscenti. In lizza ci sono i partiti classici e tante liste civiche che rimandano al senso di unione nel bene della propria città. Se la partita era cominciata con una più ampia rosa di candidati, alcuni non sono riusciti a raggiungere il risultato delle firme necessarie per presentare la propria candidatura. E’ il caso di Domenica Faccini, (Ragione & Libertà) tanto per citarne uno, che già annuncia di rifarsi alle prossime regionali.

Il consiglio è sempre quello di andare a votare anche se si è sfiduciati. Ad oggi le astensioni non hanno portato nulla di positivo. Pensare di essere al di sopra delle parti scegliendo di rimanere a casa è del tutto fuorviante, giudicare dopo è solo molto più facile. Essere cittadini attivi è il primo passo per cambiare le cose, in primis nella propria comunità e guardare speranzosi al futuro. 

Angela Francesca D'Atri- editoriale La Voce dei Castelli - giugno 2017

Il ladro colpito alle spalle, il sogno italiano di una pistola sul comodino


“Se lo Stato non c’è, prendo la pistola”. Solo una provocazione buttata lì per giunta per bocca di un giudice trevigiano? E la “sparata” di un noto sindaco del nord che confessa di lasciare la pistola carica sul comodino? Tempi di toni accesi perché la necessità di farsi giustizia da sé è un sentimento diffuso. Come posso difendermi da un ladro? Una domanda che nasce spontanea considerata l’alta incidenza di misfatti e intrusioni nelle case degli italiani. A questo punto è bene precisare che la nostra legge consente la legittima difesa. Chiunque in pericolo può reagire senza esagerare. Ed è qui che è difficile comprendere come la difesa possa essere proporzionata all'offesa.

Dunque è lecito sparare a un ladro che entra nella propria abitazione? In caso di violazione di domicilio, la legge prevede che si possa usare un’arma se legittimamente detenuta per difendere la propria o l’altrui incolumità o i propri beni o altrui solo se vi è stato un pericolo effettivo di aggressione. E’ davvero sottile la linea che divide un reale pericolo da un pericolo solo percepito che fa rischiare una condanna penale, mentre il ladro riesce quasi sempre a farla franca. Ci vuole davvero poco a passare dalla parte del torto ed essere accusati di eccesso di legittima difesa. Se si verifica un’intrusione nella propria abitazione, senza aggressione non c’è minaccia e dunque non c’è possibilità di appigliarsi alla legittima difesa. E’ proprio qui l’inghippo. Aspettare di essere aggrediti per difendersi legittimamente è molto rischioso, bisognerebbe aspettare il passo falso dell’altro. Non si può sparare alle spalle, o colpire un ladro che si è dato alla fuga. Per non parlare del fatto che l’onere della prova spetta a chi decide di servirsi dell’istituto della legittima difesa. Sarà dunque il proprietario di casa a dimostrare che il ladro è entrato illegittimamente, che ha minacciato l’incolumità degli abitanti e che sparare è stato solo un atto di legittima difesa. Se non si è in grado di dimostrare questo, usare un’arma contro un potenziale ladro fa rischiare di doverne rispondere penalmente. In quest’ottica, non è tanto il desiderio di possedere un fucile o una pistola a cui si dovrebbe ambire, del resto possedere un’arma e usarla male o a sproposito può solo ritorcersi contro chi l’adopera, piuttosto dovrebbe cambiare la legge.

Dovrebbero essere previste pene più severe per chi viola la proprietà altrui e applicarle, e riconoscere a chi difende la propria incolumità e i propri beni un diritto a difendersi in modo adeguato, partendo dal presupposto che chiunque entri in una casa altrui, per giunta di notte, non è senz’altro armato di buone intenzioni. Visti i tempi che corrono, la tolleranza inasprisce gli animi dei cittadini provati da continui soprusi e ingiustizie. Sapere che si rischia la vita è un ottimo deterrente più della promessa di una pena che, allo stato attuale, è pressoché inesistente soprattutto per chi non possiede nulla e vive solo di escamotage. Non è culturalmente possibile, e forse neanche auspicabile, che l’Italia possa arrivare a situazioni come quelle del Texas, dove è giustificato l'uso immediato della forza, anche letale, in caso di tentativi di stupro, omicidio e furto. Molti italiani un pensierino però sembrano farcelo. Camminando per le strade dei quartieri bene delle città texane ci si stupisce di come non usano né porte blindate, né inferriate, la porta è spesso solo socchiusa. La presenza di forze massicce di sicurezza privata sembra del tutto ingiustificata, in quasi tutte le case vi è, infatti, più di un’arma e al turista la prima cosa che vogliono insegnare è proprio a sparare.

Angela Francesca D'Atri - Editoriale - aprile 2017 La Voce dei Castelli

mercoledì 8 marzo 2017

Droga ai Castelli, quel surrogato di felicità che fa tanta tristezza!



Urla, ingiurie e minacce, qualcosa che cade, una parola buttata lì ad alimentare il dramma in una qualunque famiglia dei Castelli Romani con troppi problemi: cocaina! Una storia casalinga come tante che si consumano quotidianamente senza riempire le pagine dei giornali. Storie di tutti i giorni di chi con lo “stupefacente” ci convive, si comincia a scuola. Droghe pesanti, droghe leggere, alcool e gioco d’azzardo: la nostra società ne abusa continuamente, ne è assuefatta. Basta leggere i titoli dei giornali per capirne il mercato: “Castelli Romani, arrestato un anziano: aveva in casa un kg di marijuana”; Roma, blitz dei Carabinieri in casa di un pusher; sequestrati 3 kg di droga e manette per lui e la compagna”; Maxi sequestro di beni del clan Cordaro, coinvolti anche i Castelli Romani” e così via. Un business che alimenta l’economia sommersa, che porta buoni guadagni, sempre in crescita potendo contare sull’ausilio di nuovi ritrovati chimici da sperimentare sulla pelle della gente.

Eppure di tossicodipendenza non ne vogliamo sentire parlare dopo il tam tam martellante degli anni Novanta, quando le analisi sociali erano all’ordine del giorno, quando le campagne su il non accettare le caramelle dagli sconosciuti forgiavano i futuri spacciatori. Oggi che sono in pochi a contrastare la legalizzazione delle droghe leggere, che anzi si tende a difendere le proprietà terapeutiche di alcune sostanze, mi chiedo com’è potuto accadere che qualche settimana fa una mamma in preda al panico chiamasse la Finanza per dare una lezione al figlio disobbediente. Sappiamo tutti com’è finita. Il vero dramma è che di droga si continua a morire che siano sostanze leggere o pesanti, al pari dell’alcool alterano la realtà e direttamente o indirettamente provocano tragedie. Come chiedere ad un minorenne di essere così saggio di usare senza abusare? Vietare o non vietare? Questo è il dilemma. Il ruolo della famiglia è indispensabile. Ma se la famiglia è marcia dentro, di chi sono le responsabilità?
Il vero dramma di oggi è la depressione imperante. E’ come se tutti fossimo in attesa di un mondo migliore e, invece, c’è toccata la decadenza morale e pubblica! E’ come se tutti fossimo proiettati a lasciare questa Terra per i 7 nuovi pianeti scoperti dalla Nasa, tutti cercatori d’oro e nel contempo distanti da noi stessi, dalle belle, semplici e piccole cose. Correndo il rischio di essere scontati, si dica che chi vende droghe non vende amore, e chi compra droghe non compra la felicità, neanche un suo minimo surrogato.
Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei castelli, marzo 2017

domenica 26 febbraio 2017

Legittima difesa della propria casa, il sogno di farsi giustizia da sé

La notizia di un presunto referendum d’iniziativa polare sulla legittima difesa della propria casa e dei propri beni circola da un annetto su whatsapp, ma per quanti ancora non lo sapessero si tratta solo di una bufala! Eppure è proprio questo il desiderio più popolare e anche non troppo nascosto. Sono, infatti, tante le persone che si sentono minacciate nella loro proprietà. I tempi sono duri e i ladri abbondano, le forze dell’ordine non riescono ad arginare il fenomeno, per non parlare delle falle del sistema giustizia. Verità con cui facciamo quotidianamente i conti. Si tratta, però, di un desiderio non realizzabile con le forme del sistema referendario. Un referendum propositivo non è, infatti, ammesso nella nostra Carta Costituzionale. Ci vorrebbe pertanto una proposta di legge a cui stavano lavorando diversi partiti. Ancora nulla, però, si vede all’orizzonte, se non la paura per coloro che temono l’incursione del nemico in casa propria.

Se l’incidenza dei furti è in vertiginoso aumento, sorretto dai grandi numeri sulla disoccupazione, sulla mancanza di futuro dei giovani, dei tanti che arrivano affamati nel nostro paese, a reggere il peso della vacillante politica imperante tocca ai cittadini, talvolta benestanti e tante volte a pagare è quella classe media che si sta impoverendo sempre di più. L’idea di avere un’arma in casa e di poterla usare ormai balena ai più, per farsi giustizia da sé nel caso di aggressione per difendere la propria proprietà e l’incolumità della propria persona e dei propri cari. Un pensiero che sta sfiorando anche le persone più pacifiche e contrarie alla violenza.

Se il sistema fa acqua da tutte le parti, perché le pene devono essere severe solo per chi subisce il danno? Le cronache quotidiane ci parlano di gente aggredita in casa da violenti che rubano tutto quello che trovano. Gente a volte senza morale, che uccide violando la proprietà altrui. Ai Castelli le ruberie sono all’ordine del giorno, non dimentichiamo i numerosi furti di Capodanno nella zona di Ariccia almeno cinque tra Montegentile, zona residenziale di ville, e zona bassa di via Nettunense. Altri furti sono stati compiuti in case a Santa Maria delle Mole, Ciampino e Velletri. Una situazione esasperante a cui è ora di dare delle risposte immediate. Sulla proprietà privata ci hanno scritto numerosi trattati, ci hanno discusso filosofi e scienziati della politica, per quanto su di essa vi si siano sorte ideologie contrastanti che hanno diviso gli uomini, le conclusioni le conosciamo tutti, la proprietà privata non si tocca!

Angela Francesca D'Atri- editoriale La Voce dei Castelli febbraio 2017

In arrivo nuovi profughi. Il regalo sotto l’albero per i Castelli Romani


Troppo abbagliati dalle luci del referendum, forse abbiamo prestato poca attenzione al fatto che, pochi giorni fa, la Prefettura ha emanato un bando finanziato con 103 milioni di euro per l’accoglienza di 8.074 richiedenti asilo in provincia di Roma. Nell'area dei Castelli romani ne sono previsti 2.378. L'immigrazione negli ultimi anni ha raggiunto e superato i limiti dell'accoglienza. E mentre il Papa ci ricorda i nostri doveri e la nostra sensibilità cristiana, nel nostro quotidiano vediamo l'altro, il profugo, come colui che ci porta via il pane, che ci deruba della nostra tranquillità e sicurezza. Non facciamo distinzione, immigrati clandestini e profughi sono per noi la faccia di un'unica medaglia. Al punto che, tanto per citare una voce, il comitato civico di Grottaferrata ha lanciato l'allarme: ''Il nostro territorio è sempre più oggetto di un’occupazione pianificata da parte degli Enti Governativi”.

 Del resto sull'immigrazione c'è chi specula, dietro talvolta c'è l'ombra oscura della mafia, e c'è anche chi a casa ci porta un misero stipendio. Ma quanto costa davvero un rifugiato al nostro Paese? Il costo medio è di 35 euro al giorno a persona, per i bambini il costo oscilla sui 70 euro. Ma di questi soltanto una piccola cifra, circa 2,50 euro, finisce in mano ai richiedenti asilo per piccole esigenze quotidiane come comprare un panino. Il resto serve a pagare gli stipendi degli operatori italiani, poi ci sono le spese per il vitto e l’alloggio, le pulizie, i servizi. Ci guadagnano i proprietari degli immobili, i commercianti, i fornitori di servizi. Non ospitiamo di certo i richiedenti asilo perché siamo generosi, ma l'Italia è obbligata dalle leggi di diritto internazionale.

Ritornando al bando, c'è qualcosa che fa giustamente riflettere e preoccupare la cittadinanza perché adesso si è innalzata anche la soglia dell'accoglienza, per i centri oltre i 10mila abitanti il tetto di migranti ospitabili è di 400, di 100 per comuni fino a 3mila abitanti. In più gli sbarchi continuano e la gente disperata fugge. Nel lotto 6, quello che riguarda i Castelli Romani, rientrano Albano Laziale, Anzio, Ardea, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Porzio catone, Monte Compatri, Nemi, Rocca di papa, Rocca priora, Velletri.
Si tratta di Comuni che hanno già sul proprio territorio dei centri d'accoglienza. Ma considerato che il flusso non si arresta e per ogni richiedente asilo c'è un indotto economico, sono ipotizzabili presto nuovi centri.

In tutto questo, ignoriamo o forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che i richiedenti asilo sono sempre più nigeriani e pakistani. I Nigeriani vanno via dalla violenza, dagli attentati terroristici, dalle persecuzioni e dagli scontri tra fondamentalismi islamici di Boko Haram e l’esercito, e naturalmente dall’impoverimento. I Pakistani si lasciano alle spalle l'instabilità politica, il fondamentalismo dei talebani e la mancanza di lavoro. E' una pagina troppo triste della nostra storia contemporanea, ma non è con il razzismo, con la chiusura delle porte del nostro cuore che risolviamo il problema dell'immigrazione. Ci vuole una politica illuminata e una maggiore garanzia di sicurezza per i cittadini. Buon Natale cari lettori.

Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli - dicembre 2016)


lunedì 14 novembre 2016

Frigogate, nella tela dei rifiuti

Il caso frigogate di cui per giorni si è mormorato, la cui tela è stata bene ordita, non è solo un continuo scaricabarile. Ops uno scarica frigoriferi! Il problema dei rifiuti ingombranti abbandonati per strada è un vecchio e irrisolto problema, non solo della capitale. Non a caso, qualche settimana fa sui giornali castellani è apparsa la foto di un materasso abbandonato in pieno centro a Genzano, l’accaduto ha fatto scalpore suscitando l’orrore tra i cittadini. Il problema non è solo delle amministrazioni locali che hanno il compito di far funzionare al meglio il servizio dei rifiuti. 

Tralasciando anche le storture delle ecomafie che ti danno il buongiorno ai cassonetti, voglio puntare il dito contro gli stessi cittadini ormai non educati a sufficienza sul rispetto dell’ambiente. Una questione anche d’inciviltà. Capitolo a parte sono i senzatetto in continuo aumento nelle nostre città. Tempo fa segnalai la presenza di un materasso che sostava impunemente in un parcheggio per disabili. L’amministrazione lo fece rimuovere subito come ebbi modo di accertarmi. Dopo qualche giorno il materasso è ritornato al suo posto, probabilmente quale giaciglio di un homeless. 

In giro si trovano divani, librerie, sedie, mensole, poltrone, televisori, acquari che si accumulano giorno dopo giorno e diventano piccole discariche sparse un po’ qua e un po’ là. La bellezza dei noi nostri posti è violentata tristemente. Tanto per dirne una, passando per via dei Laghi non si riesce a fotografare il lago Albano senza immortalare anche l’immondizia! Si può ipotizzare che i servizi di smaltimento, le isole ecologiche attuali non siano in grado di fare fronte all’immensa mole di rifiuti che produciamo. E’ possibile risolvere il problema con la sola raccolta differenziata? In un mondo ideale forse sì, ma essendo qui sulla terra, molti cittadini obbligati alla raccolta porta a porta, vengono meno al loro dovere e scaricano dove meglio gli aggrada. Forse non ha torto chi sostiene che bisognerebbe risolvere il problema a monte riducendo gli imballaggi. Dopo l’introduzione delle buste ecologiche che hanno cambiato il nostro modo di fare la spesa, si potrebbe pensare di avviare questa nuova rivoluzione.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli - novembre 2016)


Referendum costituzionale: non in nome della spending review!

Si torna a parlare di elezioni, di riforme e di referendum. Cominciamo dall'elezione del prossimo 9 ottobre del Consiglio della Città Metropolitana di Roma che ha sostituito l'ente Provincia in nome della tanta agognata spending review. Un'elezione che potrebbe passare in sordina, tanto non siamo noi cittadini dei 121 comuni della provincia di Roma a dovercene occupare. 

Questo diritto non ce lo abbiamo più, sono i nostri rappresentanti eletti in Consiglio comunale che votano e sono loro che faranno parte del Consiglio metropolitano. Considerati i numeri esigui di affluenza alle amministrative, è facile immaginare quanto questo Consiglio possa essere realmente espressione della volontà della cittadinanza!

Il prossimo 4 dicembre si vota invece per il Referendum costituzionale. Senza entrare nel merito del quesito, di cui peraltro parliamo all'interno del nostro giornale, la riflessione è unica: non ci lasciano decidere! Partiti e movimenti si arrogano il diritto di decidere per noi. Stiamo così demandando ai nostri rappresentanti la fine del presunto bicameralismo perfetto, abbagliati dall’idea di un referendum pro o contro il premier.

Ma allora perché chiamare in ballo i cittadini e dire loro che se votano per il Sì non potranno più eleggere i senatori? Verrebbe da dire, ma fino ad oggi li hanno eletti i cittadini? Non dimentichiamo che il sistema elettorale fino alle scorse democratiche elezioni politiche era il “porcellum”, mentre il sistema elettorale in vigore necessita già di un ritocchino sia che al referendum vinca il No sia che vinca il  Si!

Se al Senato andranno i rappresentanti delle Regioni, in molti insinuano che si risparmieranno dei soldi, poco importa se non saranno più i cittadini a eleggere i senatori. Da anni si fa una campagna contro gli stipendi esosi e irragionevoli dei nostri parlamentari, sarebbe giusto che fossero pagati molto di meno e che la politica non fosse un mestiere ma una vocazione per fare il bene del Paese e del popolo, ma per questo non ci vuole una riforma costituzionale.

Prima di decidere, gli italiani hanno il dovere di studiare o almeno di riflettere sul perché i nostri padri costituenti, all'alba della Repubblica, hanno inserito nella Carta Costituzionale il referendum (e dunque chiamato in ballo la volontà popolare) per la modifica della nostra Costituzione. Dopo questa riflessione, serenamente si può decidere se lasciare le cose come stanno oppure no. Non è un referendum a favore o contro Renzi, non è neanche un referendum tra conservatori e riformisti, è il nostro referendum che potrebbe toglierci, se è questo che vogliamo, qualcosa che i nostri Costituenti ci avevano dato: il bicameralismo perfetto.

Ma quanti italiani rifletteranno su questo?


In realtà, è facile prevedere che molti lettori presi dalla confusione non voteranno, e chi voterà si lascerà guidare dalla parte politica di riferimento. L'italiano medio potrebbe rispondere solo a quella parte del testo referendario in cui gli si chiede la riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di funzionamento della costituzione. In tutto questo la soppressione del Cnel gli farà un baffo, dirà uno in meno! E la Riforma del titolo V della Costituzione? Non c'è tempo per leggerla! E il bicameralismo perfetto? A voi lettori le conclusioni.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli - ottobre 2016)

Rischio sismico ai Castelli, la fatalità di lasciare tutto al caso


Il terremoto ha scosso i Castelli Romani, alle 3.36 dello scorso 24 agosto abbiamo avvertito la paura, avuto anche le nostre perdite di vite umane, siamo stati solidali inviando aiuti ai territori colpiti. Il sisma del Centro Italia deve, però, scuotere anche le coscienze dei nostri amministratori. Deve risvegliare i cittadini dal torpore se è vero, come risulta da un'indagine dell'Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia nella zona dei Castelli, che 7 cittadini su 10 sottostimano il rischio che un sisma possa colpire le nostre zone. Il rischio, purtroppo, è alto, di livello 2 su una scala da 1 a 4. 

Chiediamoci, cosa accadrebbe se un terremoto di magnitudo 6 o maggiore si verificasse qui. Nessuno dei comuni dell'area dei Castelli romani può definirsi al riparo. I sismologi sono stati chiari, se un terremoto è impossibile da prevedere dal punto di vista temporale, prevedibili sono invece le aree interessate. Perché, dunque continuare a sottostimare il pericolo? Ci possiamo difendere. Rispetto alle faglie dei terremoti di subduzione, come ad esempio quelli del Pacifico con magnitudo 9 se non superiori, con faglie lunghe centinaia o più di mille chilometri, le faglie nostrane fanno meno paura a patto però che si rispettino determinate precauzioni. Ecco perché mettere in sicurezza il territorio. Farlo prima che un evento del genere finisca per sconvolgere per sempre la nostra vita e distruggere i nostri ridenti territori.  

Siamo certi che i luoghi pubblici, scuole, musei, biblioteche, uffici siano stati costruiti davvero con criteri antisismici? E come la mettiamo con l'abusivismo privato? Non esiste ricostruzione che possa portare indietro il tempo e far rivivere le nostre città. Non ci sono aiuti che possano far tornare in vita le persone care perse in queste catastrofi. Non bisogna arrendersi alla fatalità. Non esiste altra cura se non la prevenzione. 

Mentre si piange, c'è chi con i terremoti s'ingrassa. Fa tristezza pensare che anche sui morti c'è chi riesce a fare bottino.  La cronaca degli ultimi anni ci ha insegnato amaramente che ci sono gli sciacalli che devastano le case abbandonate, ci sono quelli che rubano i fondi e chi prende soldi per fare cose che non farà bene.  Per questo dobbiamo pretendere risposte da chi ci amministra e dove si può si deve agire subito. Siamo tutti in pericolo, di pressapochismo si può morire.

Angela Francesca D'Atri (editoriale -La Voce dei Castelli, settembre 2016)

venerdì 15 luglio 2016

Ma che sorpresa!

Metti una mattina la sorpresa di una pec o di una classica raccomandata dell'Agenzia delle Entrate. Se si scomoda a cercarvi ci sarà un motivo, sarà pure un avviso bonario e se c'è uno sbaglio basta chiarire, telefonare, prendere un appuntamento. Un po' come perder tempo. Non la prenderanno di certo bene i 100 mila destinatari degli avvisi di questi ultimi giorni, altri ne arriveranno dopo l'estate.

Ci sono stati errori naturalmente, e nel mirino è finita la dichiarazione presentata nel 2013 per i redditi del 2012. Quella svista commessa forse per sbadataggine o per colpa di un intermediario poco attento. In molti casi si tratta di briciole su redditi non proprio alti. Nella mischia finisce anche chi ha già pagato per quest'errore e si vede recapitare un nuovo avviso. Il problema non è certo la sanzione che in teoria potrebbe anche essere giusta. Chi sbaglia paga. Il problema è sempre lo stesso, i piccoli contribuenti sono super vessati mentre i pesci grossi sguazzano. Ma per capire fino in fondo il nervosismo di questi 100 mila “avvisati”, dobbiamo sollevare il dito contro il sistema Italia che ha prodotto negli ultimi decenni un altissimo livello di incapacità riscontrabile nei piani alti. Gli errori però li paga la base.

 E ce ne accorgiamo dai problemi che da utenti riscontriamo quotidianamente con ogni tipo di gestore di servizi, luce, acqua, gas, telefono... errori su errori, bollette che non arrivano o arrivano doppie e maggiorate, ore ed ore passate ai call center che non rispondono e poi si rivelano incapaci di gestire le più semplici problematiche. Morta ogni speranza non ci rimangono che le code infinite agli sportelli. L'era digitale doveva risolvere i nostri problemi, sembrano invece essere quadruplicati. Ma forse è solo una brutta sensazione che il vento caldo di luglio dissiperà. Buona estate cari lettori.


Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli - Luglio 2016

domenica 26 giugno 2016

Una nuova moschea ai Castelli

Una moschea a Marino? La boutade di un esponente della sinistra marinese, se ha entusiasmato la comunità islamica dei Castelli, dall’altro ha agitato non poco gli animi di molta gente.  Non solo di destra. Verrebbe da dire che male c’è… è solo religione. Forse! Potevamo pensarla così, dovremmo continuare a pensarla così. Se non fosse che quella serpe del terrorismo scivola dentro i nostri pensieri democratici, di apertura nei confronti dei nostri fratelli islamici, e lì si annida con tutto il suo odio. 

Del resto noi occidentali non riusciamo neanche a capirla una guerra di religione. Siamo cattolici, ortodossi, cristiani, testimoni di Geova, ma neanche il più estremista vorrebbe morire per andare prima in paradiso. Non in questa fase storica. Abbiamo dimenticato le crociate. Non ci ricordiamo dell’impero ottomano, dei turchi e dei saraceni che hanno invaso le nostre coste. Perché dire no ad una moschea per musulmani non estremisti? Non saremmo democratici se non ammettessimo che tutti hanno diritto di professare la propria fede nel luogo di culto più appropriato. Il principio è nobile. Sta di fatto che siamo in un periodo storico di profonda incertezza. Non sappiamo chi sono i terroristi, si confondono tra di noi, cosa effettivamente vogliono e non sappiamo se davvero si tratti di una guerra di religione come vorrebbero farci credere. Ciò che sappiamo, però, è che ci sono degli uomini molto ricchi e potenti che gestiscono la vita di alcuni islamici e che utilizzano anche i luoghi di culto per creare odio contro l’Occidente. 

Si parla di terza guerra mondiale e non a torto se pensiamo agli scenari parigini, a quelli del Belgio, e agli altri attentati che si consumano quotidianamente in molte parti del globo. In questo momento di fragilità, dove ogni giorno si sente parlare di cellule dormienti che stanno tramando contro Roma e il Vaticano, siamo sicuri che essere così democratici sia il modo giusto di comportarsi? Alcune affermazioni lasciano il tempo che trovano, del resto siamo in campagna elettorale e ogni appiglio è lecito, ma una riflessione profonda su certe tematiche è d’obbligo. Non possiamo far finta che nulla sia accaduto e che nulla stia per accadere.

 Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli, giugno 2016

“I politici non hanno mai smesso di rubare”

“I politici non hanno mai smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”. Si è scatenata la bufera dopo le dichiarazioni sulla corruzione del presidente dell'Anm Piercamillo Davigo al Corriere della Sera. Le parole dell'ex pm di Mani Pulite possono solo sorprendere chi per ruolo istituzionale si trova a difendere l'indifendibile. Del resto, il malcostume imperante non depone a favore della politica. Che la corruzione sia dilagante, lo testimonia del resto il Rapporto Corruzione 2015 dove l’Italia, con i suoi 44 punti (lo scorso anno erano 43), si colloca al 61esimo posto tra le 168 nazioni censite, penultima nella lista dei 28 membri dell’Unione Europea, dove stanno addirittura meglio Grecia e Romania, mentre fa peggio solo la Bulgaria. Se i politici hanno smesso di vergognarsi, i cittadini hanno smesso di sorprendersi.

La corruzione rode e corrode tanto la politica nazionale quanto quella locale. Gli ultimi episodi che ci riguardano da vicino sono i fatti di Marino. Dove, dopo la caduta dell'ex sindaco Silvagni, a due mesi dalle amministrative di giugno, vengono a galla nuovi episodi di tangenti, e questa volta a finire nella brace sono i due assessori Marco Ottaviani e Mauro Catenacci, volti noti e politici protagonisti delle ultime due consiliature a palazzo Colonna. I due assessori avrebbero intascato una tangente di 80 mila euro relativa all'apertura di un supermercato della catena Lidl.

 Secondo le indagini portate avanti dai carabinieri, i due assessori con l'aiuto di un amico commercialista, avrebbero mascherato la copiosa tangente attraverso l'emissione di una fattura per operazioni inesistenti da parte di una cooperativa di comodo a cui Lidl Italia Srl avrebbe dovuto versare l'importo di lavori utili a trasformare un magazzino in supermercato, lavori mai eseguiti. Il supermercato fino ad oggi non ha ancora visto la luce a causa di difficoltà burocratiche. Ci sarebbe dell'altro. Oltre al pagamento della tangente, infatti, uno dei due assessori finiti in manette avrebbe segnalato alcune persone da assumere. Episodi del genere finiscono per divenire parte della cruda normalità di un paese che ormai, avendo perso la dignità, non ha più nulla da perdere. In Italia, non tutti i politici sono corrotti, è vero, ci sono persone oneste, ma il malcostume imperante non lascia possibilità di scampo.

Così mentre i topi rosicchiano l'ultima fetta di formaggio, assistiamo al delirio imperante dalla sanità alla cultura, dalle strade ai trasporti, al lavoro che non c'è, senza capacità per i cittadini di far sentire la loro voce. Questo è sicuramente il male peggiore, vivere in un paese democratico ma non sapere usare le armi che la democrazia offre per difendersi.
Angela Francesca D'Atri (editoriale la Voce dei Castelli - maggio 2016)

mercoledì 9 marzo 2016

Happy birthday Italia

L'immagine di una porta chiusa, dipinta con i colori della nostra bandiera, diventa l'emblema della crisi che non sembra darci scampo. Aldilà delle considerazioni economiche che si possono fare sull'argomento, questa volta è il caso di soffermarsi sulle ricadute sociali. L'Istat ci mette in guardia su un nuovo allarmante minimo storico raggiunto dal nostro Paese: gli italiani fanno sempre meno figli, e per la precisione la media è di 1,35 per donna. Manca la materia prima per costruire il nostro futuro. Non chiudono solo le aziende per assenza di aspettative positive che fanno frenare gli investimenti. Non se ne vanno all'estero solo i nostri tesori, i nostri cuori e i nostri cervelli. Chi rimane in patria lo fa sacrificando la prole. Le famiglie italiane sono sempre più vessate dalle tasse, colpite nella proprietà di beni immobili e mobili. Senza contare l'incertezza lavorativa, il precariato, i bassi salari, il malfunzionamento dei centri dell'impiego e tutti i problemi di un sistema clientelare che non fa emergere i più meritevoli. Per non tralasciare la condizione delle donne lavoratrici, costrette troppo spesso a scegliere tra il lavoro e la famiglia. L'Italia sta chiudendo anche per questo. Perché se continua a diminuire la natalità e continuano le fughe all'estero, non c'è crescita e non c'è futuro. Alla radice ci sono scelte politiche poco attente, mentre si pensa a dare diritti alle coppie gay, si dimentica che quelle etero per problemi economici risparmiano anche sulle culle. Non è un bonus bebè che fa decidere di mettere al mondo dei figli, ci vuole la prospettiva di un paese solido in cui farli crescere. Il nostro declino si misura purtroppo anche dalla mancanza di politiche lungimiranti capaci d'invertire la triste e bassa natalità che ci destina ad essere un popolo stanco e vecchio. Sta finendo il sogno di quell'Italia fatta con il sangue di tanti giovani, nata il 17 marzo del 1861 e oggi vuota e stanca, costretta a piegarsi ai più forti, senza potere decisionale, in mano alle lobby, con i bilanci i rossi, con le banche che ci spremono fino all'osso. E ancora, con riforme becere che ci stanno togliendo tanti diritti, da quello elettorale a quello sanitario e pensionistico. Per vedere il bicchiere mezzo pieno ci vorrebbe un radicale cambio di tendenza, con proposte concrete per i giovani e con politiche per la famiglia; ma il sistema è corrotto, e la società civile dorme chiusa nel suo individualismo. A chi dobbiamo restituire le chiavi?
La Voce dei Castelli - editoriale marzo 2016 di Angela Francesca D’Atri

venerdì 5 febbraio 2016

Tra bad bank e bail in, chi ci salverà dalle banche?

Banche che saltano, banche che rischiano di saltare. E' delirio sui mercati finanziari. La politica diventa sempre più economia, la crisi delle banche entra negli affari di Governo con il suo conflitto d'interesse. Se sul finire del 2015 sono falliti quattro istituti bancari, quanti rischiano di fallire oggi? La situazione non spaventa il Governo, tremano invece come foglie i piccoli risparmiatori. Con l'inizio del nuovo anno, le normative europee hanno chiarito che le banche in crisi devono salvarsi da sole senza aiuto dello Stato e dunque senza alcun costo per i contribuenti. Uno dei modi con cui farlo consiste nel salvataggio interno, il cosiddetto “bail in”. In caso di fallimento della propria banca, quelli che hanno investito i risparmi in azioni, in obbligazioni subordinate, in titoli di debito non garantito saranno i primi a capitolare, seguiti dai correntisti oltre i centomila euro. Il problema degli italiani non è solo di natura politica e cioè se il Governo dovesse aprire o meno una crisi dopo il fallimento di Banca Etruria per il cosiddetto conflitto d'interesse del ministro Boschi, ma è soprattutto di tipo economico. Come tutelarsi ora nel caso di fallimento di altre banche? Gli ansiosi avranno pensato di disinvestire i propri risparmi, per salvare il salvabile, naturalmente molti continueranno ad azzardare e scommettere ancora sulla solidità del proprio istituto. I correntisti con conti di deposito superiore a 100mila euro possono tutelarsi cointestando il conto magari con il proprio coniuge. Altra possibilità è quella di mettere i soldi in cassette di sicurezza rinunciando agli interessi. Rimane il mattone (con annesse tasse), e infine il vecchio materasso a rischio furto. Ma il problema di fondo è che non sta di certo bene la nostra economia. Perché le banche falliscono? Senz'altro è colpa della speculazione, ma non solo. C'è il caso di tanti piccoli imprenditori e di tutti coloro che hanno chiesto un prestito, un finanziamento e che non riescono più a restituire. Una situazione di tossicità della cui soluzione si occuperà la famigerata bad bank. Solo il nome fa paura. Una banca cattiva come potrà aiutare i poveri debitori? Ma questa è un'altra storia! Tornando alle banche bisogna dire che pagano anche la discesa del prezzo del petrolio. Gli sceicchi avevano investito in Italia, e ora? Come la mettiamo la mettiamo è il piccolo risparmiatore che ci rimette in una situazione di crisi, perché non diversifica come fanno i ricchi e che, come nel caso del pensionato di Civitavecchia, finisce per pagare con la vita la sua fiducia nel sistema. Naturalmente le cose stanno cambiando, le banche potranno accorparsi, divenendo più solide, inoltre la bad bank contribuirà a far uscire dall'affanno gli istituti oggi in bilico. Preme, però, sottolineare che se la truffa si nasconde dietro l'angolo, molto spesso questa si alimenta non solo della fiducia riposta nel funzionario, direttore, o promotore finanziario di turno, ma è anche figlia dell'ignoranza. Si finisce per non sapere come vanno effettivamente le cose. Non ci si informa a sufficienza. Rimaniamo abbindolati da quello che si dice in tv, incantati da ministri che ignorando le loro stesse riforme, incassano assenso dicendo quello che i cittadini vorrebbero sentirsi dire, ma le cui parole spesso sono anni luce distanti dalle loro stesse riforme. Il consiglio spassionato, a fronte dei più recenti dati che parlano dell'ignoranza degli italiani, la percentuale si attesta al 18,5%, è quello di leggere, d'informarsi, per farsi le proprie idee, ed essere meno superficiali. Solo così potremo salvarci dalle false credenze e dalle grinfie di tutti coloro che fanno i loro affari sulla pelle degli inconsapevoli, poveri e ignari cittadini. Quando non ci uccidono con i bisturi spuntati della malasanità, ci derubano. Possibile che queste cose facciano meno paura di un fucile giocatolo in mano a un presunto terrorista?
Angela Francesca D'Atri (editoriale la Voce dei Castelli - febbraio 2016)

mercoledì 9 dicembre 2015

Natale con la paura: l'Islam non è una minaccia, il terrorismo sì

Natale è vicino, con i suoi colori, le sue luci e i tanti presepi. Anche se i Natali degli ultimi anni, complice la crisi economica, sono diventati sempre più frugali e con sempre meno valori cristiani, il periodo natalizio conserva il suo fascino. Certo è che il declino morale è ormai sotto gli occhi di tutti, si tinge di corruzione, infedeltà, odio e tanta superficialità che corrode i rapporti interpersonali.

Eppure proprio adesso, in questo momento moralmente buio, siamo chiamati a riflettere sul valore della nostra fede, ora che il Papa ha dato inizio al Giubileo, ora che la Jihad  (la guerra santa) dell'Isis minaccia l'occidente democratico e cristiano. Ritorna in tutta la sua sconvolgente attualità la millenaria lotta tra Europa e Islam, con scenari da incubo per i civili dell'uno e dell'altro fronte.

 A guardare con occhio filosofico la vicenda, siamo consci che la guerra, qualunque ne sia il movente, fosse anche quello religioso, non garantisce il paradiso e porta solo l'inferno in terra. Seppur mascherata da valori ultraterreni, impastata di sedicente e ammaliante propaganda, la guerra ha le sue ragioni economiche. Il momento è terribile. Qualcuno avverte nei fatti di Parigi l'incipit di una terza guerra mondiale, appellandosi tra l'altro alla sconvolgente profezia di Nostradamus che parlò di una grande guerra che sarebbe partita dalla Francia e che avrebbe portato alla distruzione di Roma.

Dopo gli attentati di Parigi, ci sentiamo insicuri. A Roma, l'83% dei cittadini ha paura. Abbiamo preso coscienza di quello che sono capaci di fare i terroristi e siamo diventati di colpo fatalisti, del resto solo la sorte può salvarci da un attentato. La nostra libertà non si discute, i nostri valori democratici vanno difesi, non possiamo rinunciare alle nostre conquiste, tanto meno chiuderci in casa per paura. E' tempo di fare la differenza, non tutti i musulmani sono terroristi. E' importante, però, tenere gli occhi ben aperti, fare attività di profiling, collaborando con le forze dell'ordine. L'Islam non è una minaccia, il terrorismo sì.

Angela Francesca D'Atri
Editoriale La Voce dei Castelli (dicembre 2015)

giovedì 5 novembre 2015

Ladri e cittadini: sparare migliorerebbe la situazione?

Siamo arrivati a questo, a mettere sul tavolo delle discussioni una pistola. Il tema è abbastanza dibattuto nei salotti televisivi. Il motivo è presto detto. Non siamo più in un periodo di guardie e ladri, ma oggi, come nel far west, ci sono i cittadini pronti a difendere con il fuoco la loro proprietà. A monte di tutta la vicenda, ci sono delle incontrovertibili verità: i furti nelle abitazioni sono aumentati nel 2015, le statistiche ne contemplano uno ogni due minuti; i ladri non hanno paura delle guardie; gli apparati di sicurezza sembrerebbero non essere in grado di garantire la tranquillità cittadina; dulcis in fundo, la mancanza della certezza della pena. Un mix esplosivo che porta direttamente in campo da guerra i cittadini da una parte e i ladri dall’altra. 

Dalle cronache giornalistiche, apprendiamo che a volte a rimetterci la vita sono i cittadini. Tanto per citare un caso, ricordiamo l'episodio di crudeltà di quel ladro che, entrato per rubare nella villetta di due anziani a Catania, lo scorso agosto, li ha uccisi con una violenza inaudita. Altre volte a rimetterci la vita è il ladro, come è successo qualche settimana fa nel milanese, dove un pensionato ha sparato ad un giovane ladro, ora è indagato per omicidio volontario. Una guerra silenziosa si combatte quotidianamente nelle case degli italiani, tanto che non vi è esagerazione nel sostenere che la situazione stia sfuggendo di mano allo stato. 

Ma è giusto farsi giustizia da sé? Quanto possono servire le ronde cittadine e la solidarietà tra vicini per scongiurare questa continua intrusione nelle nostre case? Interrogativi che contemplano possibili soluzioni e che però mettono in risalto la totale incapacità dello stato e delle amministrazioni locali nel fronteggiare l'aumentata microcriminalità. Se socialmente è interessante capire a cosa sia dovuta questa emorragia di furti (aumento della povertà?), d'altra parte emerge la paura di scoprire un ladro nella propria abitazione, e nel caso cosa fare? Chi ha una pistola o un fucile, deve preoccuparsi di dosare paura e rabbia cercando di non uccidere l'invasore, facendo leva sulla sola lucidità. Chi però in casa non ha un'arma, e magari fa parte di una delle categorie deboli della società, cosa può fare?

 In altri stati e altri continenti, si può dormire con la porta aperta, tanto c'è la certezza della pena, magari quella incontemplabile di morte. Senza arrivare a tanto, forse è il caso, sì, di rivedere la legislazione italiana sulla legittima difesa, ma anche di migliorare l'apparato di sicurezza mettendolo nelle condizioni di operare al meglio, e poi che si agisca per garantire la certezza della pena. Da ultimo, e forse andando alla radice del problema, non sarebbe il caso di mettere un po' di ordine tra i tanti immigrati irregolari e apolidi? Se l'Italia è diventata una giungla, non lamentiamoci poi che homo homini lupus.

Angela Francesca D'Atri - La Voce dei Castelli,  editoriale novembre 2015