domenica 5 gennaio 2014

2014: “Brioches per tutti”

La corsa agli oroscopi è appena cominciata, ma nessuna sorpresa dal punto di vista fiscale, il 2014 sarà un anno di rincari. Tasse, bollette, benzina, persino spedire una lettera quest'anno ci costerà di più, colpa dell'aumento dell'iva di quel giochetto che a ottobre dello scorso anno permise alla classe di governo di aumentarla in barba al popolo. Immaginabili le ricadute sui consumi, le chiusure di bottega, i conseguenti posti di lavoro in calo, le famiglie ormai sul lastrico, aumento della microcriminalità, meno propensione al risparmio. Questa la fotografia di un paese in declino ancorchè fisico, morale. A questi italiani provati, delusi e senza speranze parleranno gli aspiranti al Parlamento europeo. E cosa diranno loro? Anche su questo è facile fare pronostici. Ma a quanti nel profondo del loro essere si chiedono fino a quando potremmo andare avanti così, la risposta é: fino a quando avremo al Governo politici che non fanno l'interesse collettivo e continueranno ad essere guidati dalle lobby, fino a quando sopporteremo che i sanguisuga continuino a governarci. Fino a quando riusciranno ad abbindolarci gli stessi uomini, non importa il partito, che ci hanno governato o hanno influenzato il Governo negli ultimi decenni. Fino a quando continueremo a pensare di poter vincere senza essere invitati al gioco delle tre carte: partito perde e partito vince, ma non vince il popolo sovrano, perchè ci sono partiti che in una stessa legislatura riescono a essere al Governo e all'opposizione, ci sono governi tecnici e di unità nazionale, ci sono uomini che credono di rappresentare il nuovo che avanza ma che si trascinano dietro il vecchio. Alla miopia dei tanti, corrisponde quella dei pochi. Così mi viene in mente quello che rispose la regina Maria Antonietta d'Asburgo immediatamente prima della cosiddetta rivoluzione francese.“Maestà il popolo non ha pane” e lei “Che mangino brioches”. Aspettiamo le brioches.
Angela Francesca D'Atri (Editoriale La Voce dei Castelli, gennaio 2014)

mercoledì 4 dicembre 2013

Si chiude un anno retrò, adesso guardiamo al futuro

Manca poco alla fine del 2013, un anno retrò: altro che innovazione! Siamo testimoni di un ritorno al passato. Si torna a lavorare la terra, i giovani (18-35 anni) andati a vivere da soli fanno rientro a casa da mamma e papà, ritorna il riciclo delle cose dismesse e l'abitudine salutare di portarsi il pranzo in ufficio. Ritorna Forza Italia. E' l'anno della decadenza, ma non della caduta di Berlusconi, più vegeto che mai. Ma è anche l'anno del lavoro dei Grillini in Parlamento, sentinelle del popolo e divulgatori delle onorevoli magagne. Ancora un anno di crisi. Colpa della corruzione dilagante, dell'inefficienza diffusa, della mancata meritocrazia, qualcuno dice che è colpa dell'euro e delle banche. Ed  è proprio sull'euro che alcuni movimenti e partiti  punteranno alle elezioni europee di primavera. Intanto si è diviso il Pdl, è stata rispolverata Forza Italia, a Marino dove si terranno le amministrative nel 2014, esponente di spicco è il consigliere regionale Adriano Palozzi, sindaco per otto anni, che  sostiene adesso la candidatura di Fabio Silvagni. E' nato il nuovo Centrodestra che fa capo al vice-premier Alfano. Il M5S continua a radicarsi sul territorio, con la larga partecipazione popolare alle scelte parlamentari, voluta da Grillo; in ultimo ricordiamo la proposta di legge sul reddito di cittadinanza. I comunisti marinesi con il suo segretario Aversa sono agguerriti. Il Pd attende fiducioso i nuovi risvolti che si avranno solo dopo l'8 dicembre con l'elezione del nuovo segretario nazionale, anche qui la divisione è in agguato. Si stanno organizzando le liste civiche che da un po' di anni sono veri catalizzatori di voti. Ma saranno molte le sorprese, perché alla fine in gioco c'è la vita di tutti giorni, la salute che dipende anche dal rispetto dell'ambiente, il portafogli collegato alle scelte  economiche, la serenità di vivere in un posto dove i servizi funzionano. Marino, la città del vino, che oggi annaspa mentre chiudono sempre più attività e dove cresce la disoccupazione,  potrebbe e dovrebbe puntare più in alto.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli, dicembre 2013)

giovedì 7 novembre 2013

Politica: la frammentazione partitica fa bene alle nostre tasche?

La politica non appassiona più. A guardare bene, però, eccome se appassiona! Se non appassionasse, come potremmo spiegarci la gran parte dei programmi tv a sfondo politico e le pagine e pagine scritte su internet? Non è vero che i nostri pensieri sono liberi. Sanno come abbindolarci se vogliono. Ci sono movimenti ed associazioni che dicono di non voler fare politica, ma di ricercare il bene comune, costruiscono pagine su facebook e cercano consensi. La grande verità di sempre è che anche se l’uomo vuole stare fuori dalla politica, la politica s’interessa di lui. Così, la confusione che oggi viviamo a livello politico sembra architettata ad hoc per ricondurre all’ovile la pecorella popolo smarrita. Cambiano solo nome i partiti, si dividono gli uomini, ma le coalizioni e i volti sono sempre quelli. Un’epoca però è finita. E non termina di certo oggi con la vicenda giudiziaria di Berlusconi e delle dissidenze nel suo partito. La vera rivoluzione del bipolarismo si è già compiuta con la nascita del terzo polo di Grillo. Il big bang della politica nostrana sta producendo i suoi effetti: la frammentazione dei partiti. Ma gli italiani vogliono questa frammentazione e, soprattutto, fa bene alle nostre tasche? Per strada s’incontra solo gente delusa, chiusa nel proprio individualismo, gente che vive e lascia vivere e che si arrabbia solo a parole, pronta però, e c’è da scommettere, ad essere nuovamente gabbata. I giovani non alzano la voce, sono massa silente, la nuova frontiera di chi utilizza il web per fare proseliti. In questa fase decadente, mai come oggi, avremmo bisogno di filosofi che sappiano creare momenti di riflessione. Ho sentito un giovane dire in tv, quasi come fosse una resa: “Non possiamo cambiare il mondo, ma non facciamoci cambiare da esso”. “Cambiare il mondo è quasi impossibile”, fa eco l’ultima canzone di Vasco, ma almeno continua: “Si può cambiare solo se stessi, sembra poco ma se ci riuscissi, faresti la rivoluzione”. Sembra assodato che una rivoluzione in Italia non la voglia nessuno, ognuno sta lottando solo per difendere il suo orticello. Chissà se almeno a livello locale la gente riesca ad aprire gli occhi e a smettere di tapparsi le orecchie.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli - novembre 2013)

martedì 1 ottobre 2013

Storia, mito e tradizione: ma ai Castelli si viene solo per sagre

Belli sono belli i Castelli Romani. Specie in autunno, quando l'aspro odor dei vini aleggia nell'aria. Quando la terra profuma di funghi e nei boschi fanno capolino le prime castagne. La bellezza dei boschi, dei laghi, delle vigne e le vedute spettacolari su Roma te le porti per sempre nel cuore. In autunno, periodo di sagre, i borghi dei Castelli diventano meta di gite fuori porta. Ci vengono dalla vicinissima Roma per la classica scampagnata domenicale, un turismo mangereccio, mordi e fuggi, e a casa porti come ricordino quel mezzo chiletto in più. Ma i Castelli hanno molto da offrire, tantissima storia testimoniata dai continui ritrovamenti di reperti archeologici, la tradizione, il mito e la sacralità di riti come il Culto di Diana Nemorensis. Questo dovrebbe incentivare il turismo che potrebbe diventare il vero motore dell'economia castellana. Con un marketing mirato si potrebbe, ad esempio, invogliare chi visita Roma a fare una capatina anche qui. Proprio qui dove tanti giovani sono costretti ad andare via alla ricerca di un futuro migliore. Qui dove le cose sembrano tornare indietro invece che andare avanti, come testimonia la storia del silente lago Albano, abbandonato dopo quel momento di gloria delle Olimpiadi del 1960. A passeggiare sulle sue rive quasi si dimentica che nei pressi si trovano importanti resti archeologici preistorici e romani, come il villaggio delle Macine, i ninfei dorico e del Bergantino. Almeno fino a quattro-cinque anni fa si poteva passeggiare in bici intorno al lago, oggi non è più possibile. Finanche la vecchia seggiovia non c'è più. Qui dove c'è un aeroporto con numerosi voli low cost che ha portato negli anni solo danni acustici alla cittadinanza di Ciampino, senza che vi sia stato un reale indotto economico per alberghi, B&B, ristoranti e locande di tutta l'area dei Castelli Romani. Qui dove la sera tutti escono a Roma e a far chiasso rimangono solo le fraschette di Ariccia. Un declino non più accettabile, su cui riflettere, e che soprattutto non giustifica scempi come la realizzazione di un termovalorizzatore o la sconsiderata costruzione edilizia. 
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli - ottobre 2013)




martedì 10 settembre 2013

Tarsu salata e differenziata al palo, a Marino è ora di fare la differenza!

La raccolta differenziata a Marino non decolla. Partita nel 2010 con tanto di sostituzione dei vecchi cassonetti con quelli nuovi pronti ad ospitare carta, vetro, plastica e metallo, scarti alimentari e materiali non riciclabili, si è fermata al palo. Di qualsiasi colore politico è, e sia stata, l'amministrazione di questa città non si è distinta certo per aver trovato una soluzione al problema che, se affrontato bene, permetterebbe di ridurre la mole di rifiuti da mandare in discarica. Eppure la questione tocca i marinesi da vicino. Falcognana alle porte a chi fa piacere? E come non sottolineare che una raccolta differenziata che funziona porterebbe agevolazioni nel portafogli, con una riduzione della salatissima tariffa rifiuti. E' risaputo che riciclare fa bene all'ambiente e alla salute. Ma allora perché trasformare aree di bellezza sconfinata in pattumiere, i cui olezzi potrebbero addirittura far crollare il mercato immobiliare con la conseguente discesa folle del prezzo delle case oggi acquistate a caro prezzo? Intollerabile continuare a pagare troppi soldi per la Tarsu. Impensabile assorbire nuovo inquinamento con tutti i rischi che ne potrebbero conseguire per la salute. La riflessione è amara, ma va detto che fino ad oggi non è stata fatta una politica seria per differenziare tutto ciò che si può riciclare, si continua invece a nascondere i rifiuti sotto il tappeto, pensando che mandare tutto in discarica sia la soluzione più ovvia. Se finora ha prevalso il lassismo, come Voce dei cittadini è nostro dovere ammonire che è tempo che si differenzi non solo la spazzatura, ma una classe politica che negli anni si è solo riciclata senza fare la differenza. Non si fa politica per occupare uno scranno, ci vogliono forza e idee per operare nell'interesse unico del benessere collettivo. Questo sì che fa la differenza.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli, settembre 2013)




mercoledì 3 luglio 2013

Lavoro, non perdete la speranza!

E' arrivata l'estate e dovremmo parlare di argomenti più lievi. E' vero. Ma in questi giorni di esami e di maturità, non si può non discutere di speranza, soprattutto in un periodo duro per l'Italia e per i giovani, parlo dal punto di vista lavorativo. Sono anni precari, segnati dal tramonto del posto fisso, dove l'inflazione frena i consumi e dove le aziende chiudono o fuggono all'estero. Il lavoro, quello che oggi c'è e domani non si sa, quello atipico senza alcuna garanzia, condiziona ormai la vita quotidiana con paghe basse quasi da fame, così, spesso, la sfiducia frena l'azione e provoca un vortice dove la non azione porta allo sfinimento, causando mali più grandi. Occorre invece agire, reinventarsi, mantenere vivo il lume della curiosità, essere competenti. E bisogna stare alla larga dai venditori di fumo, ma sapersi vendere. Il nostro Paese ha le risorse per potersi risollevare, ha bisogno però di braccia forti e teste pensanti. Negli ultimi decenni abbiamo imparato che i furbetti, i figli di papà, hanno avuto la vita facile, ma questo è accaduto a discapito di tutti. E lo vediamo bene. Se oggi abbiamo servizi inefficienti, disservizi che fanno saltare i nervi al cittadino che paga le tasse, la causa va trovata nell'incapacità non solo della classe politica, ma anche del personale, dei dirigenti impreparati che messi nei posti sbagliati continuano a complicarci la vita. Se l'Italia rischia di rimanere indietro è solo colpa dell'ignoranza. La speranza è allora nei giovani, nel loro talento, nella scienza, nella fantasia che unita all'agire pratico potrà garantire un futuro migliore, a patto che ci siano ancora uomini giusti, pronti a battersi per premiare il merito e l'efficienza, capisaldi di una nazione che può definirsi davvero ricca. Non perdiamo la speranza.(Angela Francesca D'Atri - editoriale La Voce dei Castelli, luglio 2013)