giovedì 25 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
Lavoro, non perdete la speranza!
martedì 18 giugno 2013
Se la politica non convince, vincono gli interessi
martedì 2 aprile 2013
Tempo di emigrare? Voltiamo pagina
lunedì 4 marzo 2013
L'Italia sceglie: meglio un uovo oggi che la gallina domani
foto Afd ----------------------
Qualcosa nell'aria sta cambiando e ce ne siamo accorti dal risultato di queste ultime elezioni. Lo straordinario risultato dei grillini apre ad una terza Repubblica. Del resto, il fatto che Di Pietro, colui che segnò il passaggio alla seconda Repubblica, insieme a Fini allora astro nascente, siano scomparsi dalla scena politica ne è la prova più eclatante. I due vecchi contendenti Bersani e Berlusconi per il momento sembrano averla scampata, ma in realtà queste elezioni hanno segnato la decadenza di almeno uno dei due. Altra cosa sarebbe stata se a Bersani si fosse contrapposto un nuovo Renzi che senza meno avrebbe strappato più di qualche voto al Movimento Cinque Stelle. Straordinario il successo di un partito che sembrava alla fine, il Pdl, abbandonato anche dai fedelissimi La Russa e Meloni, e che fino all'ultimo ha dovuto elemosinare l'appoggio della Lega, è stato salvato in extremis dal carisma del suo leader. Quello che oggi possiamo constatare è la morte in Italia di un movimento di destra mentre i moderati sono stati fagocitati nel Pdl. La sinistra è al palo. Ne viene fuori un'Italia a metà. Una che continua a votare contro i giustizialisti, i fautori delle tasse, dei pagamenti controllati, del redditometro e che preferisce credere che lo spread è un fantasma, e una imbestialita, che sostanzialmente ha fame. Quale fosse il grande disegno del premier uscente Monti non lo sapremo mai, bocciato nonostante il suo enorme sforzo di ridimensionare il debito pubblico. Lo ricorderemo come quel Dracula che ha succhiato il sangue degli italiani mentre perdevano posti di lavoro, mentre gli imprenditori si suicidavano. Alla gallina di domani, gli italiani hanno preferito l'uovo di oggi, che fosse l'Imu di Berlusconi o il sogno di Grillo di mandare tutti a casa. Qualcuno gode, mentre il rischio d'ingovernabilità aleggia nell'aria. Sarà sicuramente interessante vedere come Bersani intende aprire al Movimento Cinque Stelle. Forse una situazione del genere non potrà durare a lungo, forse come dice Grillo si andrà al voto nel giro di sei mesi. E in quel caso sarebbe interessante vedere quanto le bugie di alcuni avrebbero le gambe corte e come altre coalizioni sarebbero talmente dilaniate da perdere quei voti che a fatica hanno preso oggi. Proprio per questo, è prevedibile che un accordo venga preso e che un Governo possa formarsi per quanto strano possa sembrare, e che duri in carica, non sei mesi, ma quel tanto che basta per organizzarsi per nuove elezioni.
(Angela Francesca D'Atri - Editoriale - La Voce dei Castelli, marzo 2013)
sabato 2 febbraio 2013
Regione Lazio: tempo di vacche magre, adesso ci vuole senso di responsabilità
Problemi... qui non esistono problemi. Qui siamo tutti belli e sani, qui basta solo lavorare e poi guardare la tv. Canta Vasco in una nota canzone. Ma di problemi, invece, in giro ce ne sono e pure parecchi. Non per essere pessimisti o perché non riusciamo a cogliere le sfumature di rosa in tanto grigiore! La verità è che nei nostri Comuni, nella nostra Regione, di problematiche serie ce ne sono a bizzeffe. Tanto per dirne una, l'emergenza rifiuti. Da anni si combatte contro un mostro cattivo da cui i nostri amministratori non sanno venirne a capo, forse useranno la ricetta sbagliata, forse non ci capiscono nulla, oppure ci affidiamo agli uomini sbagliati, la realtà è che oggi i Castelli Romani non ci stanno a fare la pattumiera di Roma. I nostri lussureggianti paesi, belli di una bellezza che toglie il respiro per le loro risorse ambientali, storiche e paesaggistiche che potrebbero e dovrebbero essere alla base di ogni politica incentivante il turismo, e fonte occupazionale, si dovrebbero invece prestare ad essere il tappetto dove nascondere le briciole di una errata gestione dei rifiuti! Meno male che a bocciare il Lazio ci ha pensato l'Ue che ha sottolineato la “gestione fallimentare” in quanto volta all’“esclusiva ricerca di invasi dove gettare il pattume” (Repubblica.it 22 gennaio 2013). E che dire poi delle fontane che danno acqua all'Arsenico in molti Comuni? L'arsenico non è vino, ma una sostanza altamente tossica che provoca numerosi tumori. Viene da chiedersi dove sono le coscienze dei nostri amministratori! Senza poi tralasciare che il Lazio è salito vertiginosamente nella classifica della malasanità contendendosi scandalosamente il podio con Sicilia e Calabria (dossier presentato il 22 gennaio 2013, dalla Commissione di inchiesta ‘Errori sanitari’ a Roma, a Palazzo San Macuto). La Regione Lazio, inoltre, non ha pagato numerose aziende, ultimo caso e solo per fare un esempio quello di una struttura sanitaria come l'Ipab Sant'Alessio, a rischio chiusura perché la Regione non eroga il saldo dell'annualità 2011 e dell'intero 2012. E' una situazione difficile in un quadro nazionale di profonda crisi finanziaria ed economica, di disoccupazione generale, di chiusura di aziende, di cervelli, di gambe e braccia in fuga. Un periodo di eresie, se ne sentono tante in tv, di sconforto generale, di scompiglio e di nessuna azione. Ebbene in tutto questo ci sono due uomini candidati alla Presidenza della nostra Regione, tralasciamo gli altri candidati non per fare loro torto, ma solo perché vogliamo citare due personaggi che hanno già governato le istituzioni laziali a lungo. Parliamo di Nicola Zingaretti, il Presidente dimissionario della Provincia di Roma, che ha fatto molte cose buone ma qualcosa avrà anche sbagliato, molti lo ricorderanno per aver portato il wi-fi gratuito anche ai Castelli. C'è poi, a sorpresa, Francesco Storace, già governatore della Regione Lazio, ministro della Sanità, che solo da pochi mesi è stato assolto dalla spinosa vicenda del Laziogate, da cui sembra essersi ripreso con il suo solito humour. Storace sarà ricordato negli annali della stampa per aver ridato vita al Giornale d'Italia, ma soprattutto per aver voluto a Roma l'ospedale Sant'Andrea. Stiamo parlando di nomi e volti noti e chiunque voterà per l'uno o per l'altro non potrà dire di essersi sbagliato nell'urna elettorale, sa perfettamente chi sono. La vera incognita sono gli indecisi, coloro che voteranno per partiti e personaggi meno noti, coloro che staranno a casa disertando le urne, coloro che annulleranno la scheda. Tutti coloro che poi non si sentiranno rappresentati. Tutti coloro che oggi soffrono in silenzio e che davvero non sanno più cosa fare. Anche a nome loro, chiediamo a chiunque vinca un alto senso di responsabilità.
Angela Francesca D'Atri (editoriale La Voce dei Castelli, febbraio 2013)
lunedì 7 gennaio 2013
2013: tasse e bollette più care, lo spettacolo sta per cominciare
La fine del mondo almeno per il momento non c'è stata. Siamo però entrati in una nuova era e, stando al calendario Maya, dovrebbe essere una fase più propizia per il genere umano. Deve essere stata la scampata fine del mondo a far decidere al Premier uscente di salire in politica e questo indubbiamente apre nuovi scenari in un teatro animato dai soliti attori politici anche se, a ben guardare, sono amati e scelti dagli italiani. Non poteva essere da solo Grillo a sconvolgere il quadro, ci voleva Monti il professore che piace all'Europa e alle banche per ridare nuova linfa al nostro Paese. Poco importa se ha fatto pagare l'Imu anche ai precari, ai disoccupati, ai terremotati del Pollino. L'abbiamo pagata tutti, a pochi giorni dal Natale, in un paese di piccoli proprietari e abbiamo dovuto rinunciare a qualcos'altro, rinunce che hanno frenato ancora i consumi. Intanto, i mesi di campagna elettorale si preannunciano ironici con spettacoli televisivi irriverenti, amplificati nei Tg che fanno sorridere sotto i baffi. Il 2013 porterà ancora rinunce, bollette più care, tasse più salate, ma l'economia generale andrà meglio. Lo spread è in discesa aleatoria. La fiducia sembrerebbe esserci. Che senso avrebbe, dopo aver versato lacrime e sangue per non rischiare il default, ricadere nel vortice di coloro che, potere alla mano, non hanno fatto nulla per ridurre lo spreco dei soldi pubblici? Ben vengano le regole democratiche che consentono la libera dialettica, tuttavia non lasciamoci ingannare, per cambiare davvero le cose, bisognerebbe che in ognuno di noi si sviluppasse il senso critico, che anche gli spettatori cinguettassero di più, diventando sapienti elettori.
Angela Francesca D'Atri (editoriale -La Voce dei Castelli, gennaio 2013)
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