sabato 4 febbraio 2012
lunedì 30 gennaio 2012
Tempi di rivoluzione. Ma cambieranno davvero le cose?
Il seme di rivolta che sta germogliando qua e là per l'Italia, ci pone di fronte a un interrogativo: chi raccoglierà i suoi frutti? Sarebbe auspicabile un nuovo potere, più giusto, in grado finalmente di rispondere ai bisogni di coloro che, fino ad oggi, hanno subito i soprusi del sistema. E se di albore di rivoluzione si tratta, la rivoluzione durerà? I tassisti bloccano le città, i tir rendono impraticabili le autostrade, i forconi di allevatori e contadini del sud si muovono agitati dalla fame. Il seme della rivolta c'è. E' vero. L'insoddisfazione circola sottovoce anche sui social network. In molti ce l'hanno con i privilegi dei politici, con le loro bugie, con i loro abusi, con le loro incongruenze e invitano a condividere liste nere di boicottaggio di Tizio o Caio. Ma chissà se davvero cambieranno le cose. Mentre il Governo va avanti con provvedimenti impopolari, a nord si ricompattano le Camicie Verdi, le segreterie dei partiti si organizzano già pronti da domani a riprendere le vecchie poltrone. Dappertutto è un coro di lamentele, una rabbia, però, già mista a rassegnazione che non crea alternative o prospettive di cambiamento. C'è chi lancia il sasso e nasconde la mano e c'è chi vorrebbe portarti in piazza per usarti a personale vantaggio per difendere la tal casta. Viviamo momenti confusi. Ma in questi attimi di confusione rigenerativa sembra davvero strano non sentire la voce dei giovani, di quelli che qualcuno ha chiamato “bamboccioni”, senza lavoro o sottopagati e costretti a precariato a vita. Ma dove sono finiti?
Angela Francesca D'Atri
martedì 10 gennaio 2012
2012
E' arrivato il 2012, l'anno catastrofico delle nefande profezie dei Maya. Per sapere se ci salveremo dovremo aspettare il 21 dicembre. Mentre, già da oggi, nessuno potrà salvarci dalle tasse. Lo Stato italiano probabilmente non fallirà nell'imminente, nonostante lo spread ci terrorizzi, perché siamo un popolo di risparmiatori e i nostri soldi serviranno a risanare in parte le casse a fronte di un altissimo debito pubblico, cresciuto in decenni e decenni di cattiva gestione della Res Pubblica. Gli italiani oggi sono tartassati, colpiti dalle esose tasse, dalla recessione, dall'inflazione. Molti hanno perso, altri rischiano di perdere il posto di lavoro, molte piccole aziende chiuderanno, altre fuggiranno all'estero, le mafie cresceranno, molti emigreranno. Ma come salvarci dalla catastrofe? Senza sbilanciarsi troppo, le varianti del resto lasciano spazio a diverse ipotesi, potremmo sostenere che finché avremo debito pubblico saremo in scacco della speculazione finanziaria. Ormai lo sappiamo. Se continuiamo a chiedere prestiti alle banche, quei soldi dovremo restituirli. In questo quadro drammatico, ci improvvisiamo tutti un po' economisti, e sappiamo che una moneta europea unica senza un'unità politica non può aiutarci. Questo accade da noi, mentre al di là del mare, poco più a Est, le cose stanno precipitando. In Grecia, ci sono già bambini che muoiono per la fame e per la mancanza di medicine. Ben venga in Italia la lotta all'evasione fiscale. I più onesti si dicono pronti a pagare le super tasse, seppure con uno stipendio di mille euro al mese, anche quelli con un conto in banca di poco superiore ai cinque mila euro soggetto ugualmente a tassazione e con una casetta piccola piccola in periferia tanto per pagarci una buona Imu. Però, senza un' Europa davvero unita politicamente, saremo sempre fragili. Senza alcuna prospettiva di crescita per questo Paese e senza volontà di premiare gli intelligenti e i meritevoli, la vedo davvero dura. In questo scenario difficile, dovremo senz'altro dare prova di avere capacità superiori. L'idea di qualcuno di investire in titoli di stato e di comprarci noi il nostro debito pubblico non era male, ma questo dovrebbe essere accompagnato dalla volontà di voltare effettivamente pagina. Senza un cambio di mentalità collettiva, si finisce per essere risucchiati nella voragine di chi, mal amministrando il nostro Paese, ci ha portato sull'orlo del precipizio. Meditate gente, meditate.
Angela Francesca D'Atri
giovedì 1 dicembre 2011
L'Italia che verrà
Ci aspettiamo molto dal governo Monti.
Ci aspettiamo quello che nei decenni scorsi nessuna classe politica ha mai fatto o pensato di fare per il nostro Paese. Negli ultimi mesi, peraltro, abbiamo assistito a troppi eccessi di polemica. Si sa, la democrazia alimenta il dibattito con il suo naturale sbocco nei talk show, sui giornali, sui blog, con il risultato di un popolo stremato, adirato oltre modo contro l'élite per eccellenza, la cosiddetta casta politica. Dunque, dal governo Monti ci aspettiamo anche una svolta morale. Perché è di morale che stiamo parlando se vogliamo cambiare questo stato di cose. Ci aspettiamo poi posti di lavoro, solidità della moneta, vendita dei nostri titoli di stato, e dulcis in fundo lo scongiuro del default. E poi ancora giustizia, equità, lotta alla mafia.
Ci si aspetta un'Italia del merito contro le raccomandazioni. Come a dire che ci si aspetta la rivoluzione del sistema senza che mai ci sia stata una rivoluzione. Si aspettano cose mai viste per un governo nato con lo scopo di tranquillizzare i mercati e già soprannominato da taluni come il governo delle tasse, già sotto attacco perché non ha voluto affossare la legge su Roma capitale negando alla città eterna quello status ambito per ben 30 anni.
Da Monti ci si aspetta, infine, la stabilità governativa, perché è solo questa che nell'imminente ci può salvare dalla speculazione finanziaria, prima che l'Eurozona si salvi da sola realizzando quell'unione politica sognata dai grandi padri dell'Europa. Favole? Semmai, visto il periodo, meglio affidarsi a Babbo Natale. Abbiamo sempre dalla nostra la cara letterina.
Angela Francesca D'Atri
giovedì 17 novembre 2011
La grande storia della diversità umana

Conosci te stesso... alla scoperta di Homo Sapiens
Duecentomila anni fa in una piccola valle dell'odierna Etiopia nasceva Homo Sapiens. Da qui ebbe inizio il viaggio che, nei secoli, lo ha portato a colonizzare il pianeta e a essere quello che oggi siamo. Sopravvissuto ai molti cambiamenti, testimone della grande diversità umana, Homo Sapiens è l'unico superstite di ben quattro specie umane che hanno popolato la Terra fino a 40 mila anni fa.
Se la vera saggezza, come sosteneva il filosofo greco Socrate, é racchiusa nel monito “Conosci te stesso”, per capire chi siamo dobbiamo conoscere la nostra storia, conoscere da dove veniamo, forse anche per comprendere dove stiamo andando. In questa direzione, può essere utile una visita alla mostra sulla grande storia della diversità umana allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurata lo scorso 10 novembre e aperta fino al 12 febbraio 2012. Qui si possono ammirare tesori unici, reperti in arrivo da 56 musei e istituzioni di tutto il mondo, un vero e proprio orgoglio nazionale.
Attraverso il sentiero percorso da Homo Sapiens è possibile apprendere che dove oggi si consumano conflitti sanguinosi un tempo regnava la pace. Arabi ed ebrei che convivono in Palestina sono i figli di una stessa storia. Afghanistan, Caucaso e Iraq travagliati da acerbi conflitti in epoca antica erano strade di passaggio, luogo di scambi e dove avvennero le ibridazioni più importanti della specie umana. Così apprendiamo che l'uomo è uno solo e che le razze non esistono. Esiste invece il colore diverso della pelle come difetto del clima, come difesa dai raggi solari. Noi siamo diventati bianchi. Dunque unità biologica ma nel contempo straordinaria diversità culturale della specie umana.
“Si tratta della prima mostra, come sostiene il prof. Telmo Pievani, “mai realizzata al mondo che descriva lo scenario maestoso dell'evoluzione umana per come è emerso recentemente dal connubio di dati genetici, antropologici e linguistici”. Come a dire che su questa Terra siamo una grande famiglia che si è diffusa ovunque differenziandosi. In mostra tra australopitechi, neandertaliani e sapiens moderni, si possono seguire le tracce delle grandi migrazioni che hanno disegnato la mappa odierna delle diversità etniche e culturali. E' possibile ammirare rarità e curiosità come la piccola tavoletta del 1700 a.c dove si nota un'operazione matematica risolta con il teorema pitagorico ben dodici secoli prima che Pitagora nascesse. E poi ancora utensili, fossili, modelli, manufatti, ricostruzioni, video e immagini.
Colpiscono gli elefanti “nani”, presenti un tempo in Sicilia, con una fessura sulla fronte come un grande occhio da cui probabilmente nasce il mito di Polifemo. Immersi in questa atmosfera antica, ad un certo punto non possiamo non interrogarci sul perché siamo l'unica specie umana che popola la Terra quando fino a poche migliaia di anni fa ne esistevano almeno quattro. Forse la risposta é nella giusta chiave di lettura di una comunicazione emotiva, drammatica ma soprattutto innovatrice nel campo dell'informazione scientifica che si è voluta utilizzare nell'allestimento di questa straordinaria mostra sull' Homo Sapiens.
Angela Francesca D'Atri
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