Mi è capitato di essere in ufficio il fatidico giorno che ha nevicato a Roma. Mentre i fiocchi bellissimi si posavano come in una fiaba sui tetti dei palazzi, sulla morta vegetazione invernale, sul ciglio delle strade, mi sono posta una domanda. La neve da quanto tempo non cade così a Roma? Interrogativi così ingenui e spontanei nascono nella nostra mente quotidianamente e repentinamente vengono soddisfatti. Basta andare su google per trovare mille risposte ad una sola domanda. Comodo e veloce sicuramente. Ma quel giorno sfortunatamente sono bastati pochi fiocchi di neve a mettere Ko il sistema di connessioni ad internet del Consiglio regionale del Lazio. Ad un certo punto gli uffici hanno cominciato a svuotarsi, segno del fatto che senza la rete non siamo neanche più capaci di lavorare. Quel giorno ho cominciato a chiedermi: ma vent’anni fa quando internet era solo una realtà di nicchia, come avrei fatto ad ottenere risposte alle mie curiosità? Senz’altro avrei potuto rivolgere le domande a mia nonna o per una maggiore precisione mi sarei potuta recare in una emeroteca, in una biblioteca, in un archivio per scoprire magari la data dell’ultima vera nevicata romana. Ma quanto ci avrei impiegato? Internet, è vero, accorcia i tempi . Ma oggi dove lo investiamo tutto il tempo che recuperiamo? Ma come si faceva anni fa senza google, senza buttare l’occhio un attimo su you-tube, senza scrivere velocissime e-mail e parlare con gli amici senza facebook? Si sprecavano ore ed ore a fare cose che oggi si risolvono in un secondo. Ma allora come utilizziamo tutto il tempo che siamo riusciti a risparmiare? Sarà vero che oggi rispetto a vent’anni fa siamo una società più progredita, più sapiente, più efficiente, insomma più evoluta? Una cosa è certa: siamo soltanto una società più dipendente. Cosa succederebbe se domani ci staccassero la spina? Ai filosofi l’ardua sentenza.
Angela Francesca D’Atri
martedì 16 febbraio 2010
venerdì 29 gennaio 2010
Meglio bamboccioni che barboni
Ecco ci risiamo. Un altro ministro che torna a prendersela con i “bamboccioni”. Ma a chi avranno fatto male questi poveri ragazzoni che sulla soglia degli “anta” faticano a lasciare il tetto paterno? Niente di più facile che aggredirli con la promessa di una legge che minaccia di allontanarli da casa a soli 18 anni. Ma, qualche ministro si sarà reso conto di quanto costa l’affitto di una camera singola, per non parlare di un appartamento, a Roma e ai Castelli Romani? Avranno buttato l’occhio sulle inserzioni lavorative che parlano di fantastici lavori tanto per ammaliare i giovani, e poi li fanno ritrovare magari a fare il venditore del classico aspirapolvere per 400, 500 euro, incentivi esclusi? Non si può sparare a zero contro i bamboccioni senza mettere in conto una nuova emergenza sociale che potrebbe profilarsi, e cioè il “barbonaggio”giovanile. I giovani rimangono spesso parcheggiati per anni nelle università nell’aspettativa di un lavoro che non c’è per tutti. Perché la verità è che non si può vivere degnamente con uno stipendio di 500 – 800 euro al mese. Molti decidono di rimanere a casa lavorando e rimboccandosi le maniche seppur guadagnando poco. Senza il peso dell’affitto ci si può concedere qualche sfizio in più, come la pizza con gli amici, un cinema o un viaggetto all’estero. Certo, come nasconderlo, tra di essi si cela qualche bamboccione, il classico figlio di papà che non ha né voglia di lavorare, né di studiare. Ma perché fare di tutta l’erba un fascio? Si dovrebbero invece creare le condizioni per garantire un futuro diverso da quello che si prospetta oggi. Molti giovani, vi assicuro, vorrebbero andare a vivere da soli ma, di questi tempi, per farlo ci vuole davvero molto coraggio. Suona male, ma tocca dirlo, meglio bamboccioni che barboni.
Angela Francesca D'Atri
Angela Francesca D'Atri
martedì 5 gennaio 2010
La consegna della targa
domenica 3 gennaio 2010
Non è azionando un mouse che si diventa eroi
Il 2009 si è chiuso con eventi di una certa rilevanza non solo mediatica. Le aggressioni al Papa e al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono segnali di una chiara decadenza sociale. La nostra società soffre, una sofferenza che certamente trae nuova linfa dalla crisi economica che ci attanaglia, ma che si alimenta anche nel vuoto dei valori e nell’assenza di punti di riferimento che caratterizzano ormai la nostra civiltà. Se la tv plagia le coscienze, internet diventa l’ambito dove nasce e si esprime l’odio sociale. Blog e social network sono i luoghi virtuali dove si annida una nuova forma di violenza che sa unire e al tempo stesso provocare reazioni reali deviando le menti dei più fragili. Ma non è regolamentando la rete che si “addomestica” una società ribelle. Il problema non è internet che nasce e deve rimanere libero. D’altra parte non è azionando un mouse che si diventa eroi. Non è enfatizzando gesti di scarso valore (un’aggressione, il lancio di una statuetta) che si diventa simbolo di una ribellione che dia l’input ad un miglioramento sociale. E’ importante credere in una società più giusta, operosa e ricca, ma bisogna avere il coraggio di volerla uscendo dai nuovi ghetti della rete. Bisogna farsi attori di un cambiamento evidentemente necessario.
Angela Francesca D'Atri
Angela Francesca D'Atri
giovedì 26 novembre 2009
L’uomo pubblico non può sottrarsi al giudizio collettivo
Piero Marrazzo ritornerà in Rai dopo essersi disintossicato dalla politica. Il governatore del Lazio, colpito da profondo stress psicofisico per le note vicende che lo hanno visto recentemente coinvolto, dalla prossima primavera riprenderà ad esercitare il vecchio mestiere di giornalista che faceva con dedizione e passione. Non si comprende come un professionista di talento possa essere caduto nella trappola della politica. Infatti, più ci si addentra in questo misterioso mondo, più ci si rende conto di quanta tristezza e desolazione si annida nella stanza dei bottoni. Quanto stress subiscono i nostri politici per finire nel “girone” della droga e della prostituzione? Il caso Marrazzo è solo l’emblema di una elite che pretende di governarci imponendo regole severe che essa stessa per prima trasgredisce. Ci va bene tutto, siamo una società per nulla perbenista, abituata agli scandali, una società sorniona e viziosa, anche ben rappresentata, è il caso di dire, da un gruppo di persone altrettanto poco incline ai principi di una morale che, ahimè, è tramontata. Così, non stupisce neanche il fatto che un Presidente di Regione, ricattato per i suoi “vizi”, riesca a trovare la solidarietà di un’intera classe politica, con davvero poche eccezioni, che non solo gli perdona certe “debolezze” ma ribadisce con forza la separazione tra vita privata e pubblica. Ma come può essere? Il vip e soprattutto il politico non può fingere di non sapere che il proprio operato è suscettibile di giudizio. La stampa che in tutto ciò gioca il suo ruolo da protagonista deve poter svolgere bene la sua missione che è quella di informare. I cittadini hanno pieno diritto a sapere quello che accade nei palazzi del potere e a conoscere le inclinazioni di chi si candida a svolgere un ruolo pubblico, per formarsi un’opinione per quanto possibile corrispondente al vero, per poter esprimere al momento delle elezioni un voto consapevole. Per chi non sa rinunciare ad alcune tentazioni, si rammenta che esiste la sfera del privato dove poter fare, nel rispetto delle leggi, ciò che più aggrada, ma questo solo dopo aver dismesso i panni dell’uomo pubblico.
Angela Francesca D'Atri
Angela Francesca D'Atri
lunedì 26 ottobre 2009
In classe col burqa per l'ora di religione!!!
Siamo un paese contraddittorio, mentre si cerca di far passare una legge che vieta alle donne di indossare il velo islamico, qualcuno propone di inserire l’Islam come materia scolastica. Forse è solo una provocazione, forse no. Forse non è neanche il caso di rivangare la millenaria contrapposizione di potere, di cultura, con due diverse visioni dell’uomo e della società tra Cristianesimo ed Islam. Eppure, fra le civiltà confinanti con l’Islam, quella cristiana è stata l’unica universale, nel senso che a differenza di altre religioni dell’India o della Cina, mirava a convertire l’intera umanità. L’Islam, dal canto suo, incentrato fortemente sul diritto musulmano, prescriveva fin dai tempi antichi fra i principali doveri della comunità quello di condurre la gihad, la guerra santa, contro gli infedeli. Inevitabile che Cristianesimo e Islamismo entrassero in competizione per combattersi apertamente, dandosi reciprocamente dell’infedele. Dopo la morte di Maometto, l’Islam era la nuova religione mondiale che pretendeva di soppiantare il Cristianesimo ed altre religioni ed avanzava alla conquista del mondo. Per quasi mille anni, dal primo sbarco dei mori in Spagna all’assedio turco di Vienna, l’Europa rimase sotto la costante duplice minaccia dell’islam: invasione e conquista e poi riconversione ed assimilazione. Da qui prese avvio lo studio della lingua araba in Europa, in modo da poter leggere il Corano ed altri testi musulmani con l’ intento di salvare anime cristiane da una possibile conversione e con la speranza di convertire i musulmani al Cristianesimo. Seguì la controffensiva cristiana ed il periodo delle crociate. Dopo secoli di lotta, con la fine dell’impero Ottomano ed soprattutto intorno agli anni venti del secolo scorso, il trionfo del Cristianesimo sull’Islam sembrava definitivo. Con il passare dei decenni è cominciata una rapida modernizzazione dei paesi arabi e una certa occidentalizzazione dei costumi contro cui si sono levate le frange più estremiste. Fa riflettere che, nonostante un certo radicalismo musulmano rifiuti la civiltà europea, si registri una massiccia migrazione musulmana in Occidente. Tanti islamici che vivono in Italia continuano ad essere radicati alle proprie origini e non intendono assumere i costumi occidentali. Molte donne arabe anche da noi continuano a portare il velo. Se da una parte l’Islam chiede ai cattolici di non affiggere nelle scuole il crocifisso, dall’altra pretende che anche in Italia le donne arabe indossino il burqa. Il problema non è tanto di ordine politico. Il punto è un altro. Il Cristianesimo, o meglio l’Occidente, può veramente ritenersi al riparo da nuove ondate di gihad ? Quale volto si nasconde dietro un burqa? Forse solo un nuovo flebile tentativo di rivalsa dell’Islam sul Cristianesimo.
Angela Francesca D'Atri
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